La Merkel ha dimenticato quando l’Europa dimezzò i debiti di guerra alla Germania!

 

La Merkel ha dimenticato quando l’Europa dimezzò i debiti di guerra alla Germania!

«Scheitert Europa?», «L’Europa fallisce?» si chiede l’ex ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer nel suo libro, appena pubblicato, in Germania che è un durissimo atto di accusa contro le «politiche di euroegoismo» attuate dalla Cancelliera Angela Merkel e dal suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, la politica dell’«ognuno per sé», come la definisce l’ex leader dei verdi, politico-maratoneta, voce critica dell’attuale dirigenza tedesca.

Fischer scrive che è «sorprendente» che la Germania abbia dimenticato la storica Conferenza di Londra del 1953, quando l’Europa le cancellò buona parte dei debiti di guerra. «Senza quel regalo – scrive l’ex ministro tedesco nel suo libro – non avremmo riconquistato la credibilità e l’accesso ai mercati. La Germania non si sarebbe ripresa e non avremmo avuto il miracolo economico».

La cura di austerità imposta dalla coppia Merkel-Schaeuble, secondo l’ex ministro tedesco, è stata «devastante» perché ha imposto ai Paesi del Sud Europa «una deflazione dei salari e dei prezzi» impossibile da superare con il peso del rigore; «alla trappola della spirale dei debiti», che condanna questi Paesi a non uscire dalla crisi con il pretesto del risanamento dei conti. Fischer, in definitiva, accusa la Germania della signora Merkel e della sua grande coalizione di «euroegoismo» e di avere la memoria troppo corta. «Se la Bce non avesse seguito le decisioni di Draghi ma le obiezioni dei tedeschi a quest’ora l’euro non esisterebbe più. Il più grande pericolo per l’Europa – conclude il politico tedesco -attualmente è la Germania».

Ma cosa si decise alla Conferenza di Londra del 1953? La prima della classe Germania è andata in default due volte durante il Novecento (nel 1923 e, di fatto, nel secondo dopoguerra). In quella conferenza internazionale le sono stati condonati i debiti di due guerre mondiali per darle la possibilità di ripartire. Tra i Paesi che decisero allora di non esigere il conto c’era l’Italia di De Gasperi, padre fondatore dell’Europa, e anche la povera e malandata Grecia, che pure subì enormi danni durante la seconda guerra mondiale da parte delle truppe tedeschi alle sue infrastrutture stradali, portuali e ai suoi impianti produttivi.

L’ammontare del debito di guerra tedesco dopo il 1945 aveva raggiunto i 23 miliardi di dollari (di allora). Una cifra colossale che era pari al 100% del Pil tedesco. La Germania non avrebbe mai potuto pagare i debiti accumulati in due guerre. Guerre da essa stessa provocate. I sovietici pretesero e ottennero il pagamento dei danni di guerra fino all’ultimo centesimo. Mentre gli altri Paesi, europei e non, decisero di rinunciare a più di metà della somma dovuta da Berlino.

Il 24 agosto 1953 ventuno Paesi (Belgio, Canada, Ceylon, Danimarca, Grecia, Iran, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Pakistan, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Repubblica francese, Spagna, Stati Uniti d’America, Svezia, Svizzera, Unione Sudafricana e Jugoslavia), con un trattato firmato a Londra, le consentirono di dimezzare il debito del 50%, da 23 a 11,5 miliardi di dollari, dilazionato in 30 anni. In questo modo, la Germania poté evitare il default, che c’era di fatto.

L’altro 50% avrebbe dovuto essere rimborsato dopo l’eventuale riunificazione delle due Germanie. Ma nel 1990 l’allora cancelliere Helmut Kohl si oppose alla rinegoziazione dell’accordo che avrebbe procurato un terzo default alla Germania. Anche questa volta Italia e Grecia acconsentirono di non esigere il dovuto. Nell’ottobre 2010 la Germania ha finito di rimborsare i debiti imposti dal trattato del 1953 con il pagamento dell’ultimo debito per un importo di 69,9 milioni di euro. Senza l’accordo di Londra, la Germania avrebbe dovuto rimborsare debiti per altri 50 anni.

Il resto della storia è noto. E’ scritto nei sacrifici imposti dalla rigida posizione tedesca ai Paesi del Sud Europa che da anni combattono con una crisi che sembra senza fine. Fischer non ha dubbi. E punta il dito contro la sua connazionale Merkel: «Né Schmidt e né Kohl avrebbero reagito in modo così indeciso, voltandosi dall’altra parte come ha fatto la cancelliera. Avrebbero anzi approfittato della impasse causata dalla crisi per fare un altro passo avanti verso l’integrazione europea. La Merkel così distrugge l’Europa».

 

tratto da: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-10-14/la-merkel-ha-dimenticato-quando-l-europa-dimezzo-debiti-guerra-germania-151827.shtml?uuid=ABkKN62B

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Arriva l’Estate, cioccolato e mirtilli per salvare la pelle…

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Arriva l’Estate, cioccolato e mirtilli per salvare la pelle…

Cioccolato, olio extravergine di oliva, resveratrolo che è contenuto nel vino rosso e beta carotene che si trova invece nelle carote, acidi grassi come quelli derivanti dal salmone, mirtilli. E poi le spezie che contengono acido rosmarinico come ad esempio il rosmarino stesso, il timo, la maggiorana, l’origano e l’acido ellagico, che ad esempio si trova nelle bacche di goji. Ecco come, anche con un’alimentazione a base di cibi che contengono antiossidanti, polifenoli, vitamina E e B, si può preparare la pelle all’esposizione al sole mesi prima che arrivi l’estate.

Ne ha parlato al congresso di dermatologia Sidemast a Sorrento Serena Lembo, ricercatrice e docente della cattedra di Dermatologia dell’Università di Salerno. Per prepararsi all’esposizione al sole, in situazioni normali e ancor più se vi è una predisposizione a sviluppare problemi, se si è di fototipo chiaro o si segue una terapia con immunosoppressori si può iniziare a proteggersi con le creme o assumendo composti naturali o sintetici con funzione antiossidante, capaci cioè di fornire alle cellule i substrati necessari per neutralizzare ed eliminare i radicali liberi dell’ossigeno che inevitabilmente si producono durante l’esposizione al sole.

«Come prodotti naturali c’è il polypodium leucotomos che è un estratto dalla felce» ha consigliato Lembo, indicando anche il cioccolato che ha funzioni antiossidanti, il resveratrolo del vino rosso, i polifenoli e il già noto beta-carotene. Da non dimenticare inoltre i tocoferoli derivanti dall’olio d’oliva, gli acidi grassi del salmone o degli oli di pesce, l’acido ellagico dei frutti di bosco, l’acido rosmarinico, gli isoflavoni della soia e non ultima, la nicotinamide di sintesi, riserva energetica per le cellule.

Hai il “sangue dolce”? Ecco perchè le zanzare pungono soprattutto determinate persone

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Hai il “sangue dolce”? Ecco perchè le zanzare pungono soprattutto determinate persone

 

Non è una leggenda metropolitana. Le zanzare non pungono a casaccio ma hanno ben precise preferenze. La scienza dice che il 20% della popolazione ha le caratteristiche ideali per attrarre le zanzare (io faccio ahimè parte di quel 20%): è una questione di gruppo sanguigno, colori, movimento e odori.

Le zanzare maschio conducono una vita da giardino dell’Eden e succhiano esclusivamente sostanze zuccherine. Le femmine, invece, hanno bisogno di un pasto di sangue per far maturare le uova.

E qui cominciano i dolori: la tradizione popolare vuole che le zanzare pungano soprattutto chi ha “il sangue dolce”. In realtà sono attratte in generale dall’anidride carbonica del nostro respiro e dal calore dei nostri corpi; in particolare, poi, si accaniscono su chi ha il gruppo sanguigno 0.

La predilezione per il gruppo sanguigno 0 vale per l’Aedes albopictus, la zanzara tigre che punge anche di giorno. Essa invece tende a disdegnare chi ha il gruppo sanguigno A, come ha dimostratouna ricerca di qualche anno fa. Il gruppo AB si trova in una sorta di limbo intermedio.

Le zanzare – tutte le zanzare senza distinzione – amano poi un tocco alcolico nel loro pasto di sangue. Lo ha stabilito un’altra ricerca in occasione della quale sono state scrupolosamente contatele punture ricevute dai volontari che avevano appena bevuto una birretta e dall’equivalente gruppo di controllo.

Per il resto, valgono innanzitutto gli odori. La nostra pelle produce circa 350 sostanze odorose. Non tutte sono state testate rispetto alle preferenze delle zanzare tuttavia queste ultime, per quel che se ne sa, sono sensibili al fascino di acido lattico (frutto della fatica fisica), acetone ed estradiolo.

C’entra anche la temperatura corporea, più è alta e più le zanzare accorrono a frotte; c’entrano icolori (si accaniscono su chi si veste di scuro, tipo nero, blu e rosso); c’entra il movimento: rimanendo fermi come una statua diminuiscono le probabilità di essere punti.

E dunque in ultima analisi il modo migliore per depistare le zanzare è mantenere la pelle fresca, vestirsi di chiaro, non far fatica, sorseggiare una bibita analcolica e spaparanzarsi mollemente su una sedia a sdraio.

Qualora non basti (e per me non basta) ci sono repellenti, trappole e il lancio della ciabatta. L’unico sistema con cui, se la mira e la fortuna aiutano, si va a colpo sicuro.

Creme solari: avete un’idea di quante sostanze chimiche vi state spalmando addosso ?

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Creme solari: avete un’idea di quante sostanze chimiche vi state spalmando addosso ?

 

Negli ultimi decenni la nostra consapevolezza riguardo agli additivi chimici presenti negli alimenti è cresciuta sempre di più. Stiamo attenti a quello che compriamo e spesso valutiamo nel dettaglio gli ingredienti di ogni prodotto.

L’industria alimentare si è adeguata alle nuove normative e soprattutto alla sensibilità del consumatore, eliminando molte sostanze nocive o presunte tali e sforzandosi di trovare delle alternative naturali. Oggi è normale vedere scritto sui vari prodotti alimentari diciture del tipo “senza coloranti e conservanti”, “senza additivi”, “senza polifostati”, ecc. La situazione, probabilmente, migliorerà sempre di più.

Perché non prestiamo la stessa attenzione quando compriamo un cosmetico o un prodotto per l’igiene personale?  Forse perché mangiare è diverso da spalmarsi qualcosa sulla pelle? Certamente lo è! L’involucro cutaneo non ha una funzione di “accoglimento” e di “digestione” come il tratto gastro-intestinale, ma ha pur sempre una certa capacità d’assorbimento…anzi a livello cutaneo la situazione potrebbe essere peggiore perché almeno l’intestino opera una certa selezione su quello che assorbe.  L’effetto finale è che diverse sostanze applicate esternamente raggiungono i tessuti e il torrente sanguigno esattamente come fanno gli alimenti o le bevande. Ricordo che l’industria cosmetica utilizza circa 13.000 tra sostanze sintetiche e semisintetiche e molte di queste sono state poco valutate da un punto di vista della tossicità.

Per decenni ci hanno terrorizzato con la storia che il sole ci fa venire il cancro della pelle, su cui non tutti concordano. Le creme solari, forse prevengono il cancro della pelle, ma in compenso potrebbero farci venire il tumore da qualche altra parte, considerata la concentrazione di porcherie chimiche che contengono.  In America l’ industria del cosmetico vende creme solari con sostanze cancerogene e poi fa donazioni alla “American Cancer Society” (associazione non-profit per la lotta contro il tumore), che a sua volta raccomanda alla gente l’uso delle creme solari per prevenire il cancro. La solita storia di interessi economici che si cela dietro molto del contemporaneo terrorismo medico (1, 2).

Gli industriali del cosmetico affermano che i prodotti chimici presenti nelle loro creme non vengono assorbiti all’interno del corpo, ma gli studi dimostrano il contrario: almeno quattro tra i più comuni filtri solari vengono assorbiti eccome, dato che sono stati ritrovati non solo negli strati più profondi della pelle,  ma anche nelle urine (4). E poi, c’è da chiedersi come potrebbero funzionare certi farmaci veicolati con il cerotto (nicotina, ormoni, cardiologici) ?
Vediamo in sintesi le caratteristiche di alcuni filtri presenti nei solari (5):

  • Octinoxate (Octyl Methoxycinnamate) – il più utilizzato perché poco sensibilizzante e fotoallergenico. A concentrazioni simili a quelle presenti nelle creme solari, ha dimostrato una certa azione estrogenenica (rischio di tumore al seno) sui topi da laboratorio.
  • Benzophenone-3 – causa reazioni fotoallergiche. Viene assorbito dalla cute in quantità significative. In uno studio è stato trovato nelle urine di 86 ragazze su 90 che ne facevano uso.
  • Octisalate – favorisce l’assorbimento cutaneo di altre sostanze chimiche presenti nelle creme.
  • Avobenzone (Parsol 1789) Butyl Methoxydibenzoylmethane –  è un filtro UVA.  I raggi del sole lo scompongono in prodotti chimici sconosciuti, soprattutto se in presenza (nella crema) di Octixonate.
  • Octocrylene – viene miscelato con altri filtri UV per aumentarne l’effetto schermante. Esposto alla luce solare produce radicali liberi.
  • Homosalate  – ha dimostrato di possedere una blanda azione xenoestrogenica (rischio di tumori ormonodipendenti). Facilita l’assorbimento di sostanze chimiche.
  • Esulizole (Phenilbenzimidazole Sulfonic Acid) – produce radicali liberi se esposto alla luce del sole, causando danni al DNA. Potrebbe causare il cancro.
  • Padimate-O (Octyl-Dymethyl PABA/PABA ester) – un derivato del famoso filtro solare PABA. Gli studi mostrano che si decompone in radicali liberi, danneggia il DNA, ha un’azione estrogenica e in alcune persone può causare reazioni allergiche.
  • Sulisobenzone (Benzophenone-4) – Può causare irritazione cutanea. Non penetra gran che nella pelle, ma facilita la penetrazione di altre sostanze chimiche.
  • 4-Methylbenzylidene camphor – ricercatori europei temono che possa avere una tossicità tiroidea e un’azione xenostrogenica.

Inoltre, in molte creme solari e anche nei dopo-sole, spessissimo si trovano antisettici e conservanti potenzialmente cancerogeni, come il triclosan e i parabeni.

Non dimentichiamoci che, alla fine, tutte queste sostanze chimiche finiscono nei fiumi, nei laghi e…nel mare!

Esporsi al sole fa bene ed è necessario per la produzione della vitamina D, cui recenti studi attribuiscono un’importantissima azione preventiva antitumorale e antimetastatica: e’ in grado di prevenire 4 tumori su 5. La vitamina D, inoltre, è molto importante per l’osteoporosi, la depressione, le malattie cardiovascolari e l’obesità. In America si è calcolato che la mancata esposizione al sole procura oltre 50.000 casi di cancro tra la popolazione. Spalmarsi continuamente tutto il corpo con schermi protettivi potrebbe impedire la produzione di vitamina D e fare più male che bene…oltre a tutte le sostanze chimiche che si assorbono.

Esponetevi al sole del mattino e del tardo pomeriggio ed evitate quello delle ore centrali. Per lunghe esposizioni e in condizioni di sole intenso, proteggete la pelle con creme e oli davvero naturali.  Esistono numerose sostanze di origine naturale che sono schermanti, idratanti e restitutive: macadamia, olio di semi di vite, tè verde, burro di Caritè, olio di sesamo, olio di cartamo, vitamina E, aloe vera, certi tipi di frutta, cera d’api, cera di Carnauba (Copernica prunifera), acido caprico e caprilico, alga corallina, alga litotamnio,Porphyria umbilicalis, ecc. Anche l’ossido di zinco micronizzato e alcuni minerali possono andare bene. Idealmente, il cosmetico migliore dovrebbe essere talmente naturale che potresti anche tranquillamente mangiartelo: if you can’t eat it don’t wear it!

Trovo innaturale e poco saggio che la gente stia ore e ore al sole come delle lucertole. Non siamo animali a sangue freddo e non siamo fatti per stare sotto il sole come fanno certi fanatici. Non credo che l’uomo, nella sua lunga storia, si sia mai comportato in questo modo così poco avveduto. Senza fare del terrorismo e parlare di rischio tumorale, un eccesso di sole siruramente accelera l’invecchiamento della pelle.

Non esistono solo le creme per proteggersi dal sole. Funzionano molto bene anche un bel cappello a falde larghe, del vestiario bianco, starsene all’ombra tranquilli nelle ore più soleggiate, ma anche una buona alimentazione ricca di fattori protettivi per la salute (vit.C, E, Selenio, Luteina, Zeaxantina, ecc.). Tra gli alimenti indicati, i frutti di bosco serebbero i migliori per prevenire le ustioni solari.
Bibliografia

1. Adams M. The sunscreen myth: how sunscreen products actually promote cancer. June 15 2007 www.newstarget.com

2. Mercola   Dr Slathering on Sunscreen Does Not Prevent Cancer. www.mercola.com

3. Mercola Dr. The Sunscreen Myth: How Sunscreen Products Actually Promote Cancer .Is sunscreen nothing more than a diabolical hoax perpetrated by its own manufacturers? June 19 2007. www.mercola.com

4. Arveya V et al Liquid chromatographic assay for common sunscreen agents: application to in vivo assessment of skin penetration and systemic absorption in human volunteers. J Cromatogr B Analyt Technol Biomed Life Sci  2004 Apr 25;803(2):225-31.

5. Skin Deep: cosmetic database. www.cosmeticsdatabase.com

Attenzione – I cibi senza glutine fanno dimagrire? No! È l’esatto contrario: fanno prendere peso più velocemente.

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Attenzione – I cibi senza glutine fanno dimagrire? No! È l’esatto contrario: fanno prendere peso più velocemente.

 

Celiachia: “Il gluten free fa dimagrire? No, è l’esatto contrario”

“Chi non è celiaco e consuma i cibi gluten free perché crede che siano alimenti dietetici compie una grande sciocchezza: i prodotti senza glutine tutto fanno eccetto che aiutare a dimagrire perché hanno un indice glicemico più alto degli alimenti tradizionali. Stiamo attenti quindi alle tendenze e alle mode a tavola”.
Andrea Ghiselli, nutrizionista, conosciuto ai lettori del nostro giornale, è dirigente di ricerca del Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, e insieme a lui nel numero di gennaio de Il Salvagente dedicato al “Lato oscuro del gluten free” abbiamo cercato di capire quali problematiche nascondono i cibi gluten free per chi non è intollerante alla proteina del grano.

La Settimana della celiachia per sfatare falsi miti

Riproponiamo questa intervista alla vigilia della Settimana della celiachia (13-21 maggio prossimi) organizzata dall’Aic, Associazione Italiana Celiachia Onlus, che ha lanciato l’allarme: “Sono 6 milioni gli italiani che mangiano senza glutine senza essere celiaci e spendendo ogni anno 105 milioni di euro per alimenti di cui in realtà non avrebbero bisogno. Spinti da falsi miti e dalle mode di star, starlette e superstar non mangiano nulla che contenga glutine, convinti di avere benefici per la salute e per la forma fisica”.

Da recenti indagini sui consumatori risulta che 1 italiano su 10 ritiene che la dieta gluten free sia più salutare e che 3 su 10 pensano che faccia dimagrire. False credenze smentite da gastroenterologi e nutrizionisti che, al contrario, possono portare a conseguenze negative per la salute. Chi si mette a dieta senza glutine senza una diagnosi precisa, infatti, “rischia – avvertono da Aic – di vanificare la possibilità di scoprire se la celiachia sia la vera causa dei suoi malesseri”.

Ghiselli: “I cibi senza glutine fanno prendere peso più velocemente”

“Facciamo prima una premessa. Se un consumatore celiaco ingerisce glutine subisce un’infiammazione dell’intestino e non è più capace di assorbire nutrienti. In genere è un soggetto che difficilmente prende peso, ha carenza di minerali come il ferro, è più vulnerabile”. Il rimedio? “I cibi senza glutine rimettono a posto la mucosa intestinale che torna ad assorbire nutrienti e, complice anche un indice glicemico più alto, fanno prendere peso più rapidamente”. Ovvero producono l’effetto contrario di quello sperato da chi li sceglie per mettersi a dieta. “Chi vuole dimagrire e mangia gluten free compie una grande sciocchezza”, aggiunge Ghiselli.
Perché questi cibi hanno un indice glicemico più alto? Le proteine concorrono alla diminuzione dell’indice glicemico e il glutine è un composto proteico contenuto nel frumento. “Togliendolo dai cibi – aggiunge il nutrizionista – l’indice glicemico si alza notevolmente. Per rimediare a questo, oltre che per motivi di gusto, possono essere aggiunti negli alimenti gluten free grassi che abbassano l’indice glicemico ma hanno un costo calorico elevato”. Si torna al punto di partenza: chi pensa di perdere peso con prodotti senza…

La carenza di fibra, sali minerali e vitamine

Un’altra problematica che riguarda i cereali naturalmente senza glutine è la relativa maggiore carenza di fibra, sali minerali e vitamine.

Sono davvero meno nutrienti? “Distinguiamo: i cereali che naturalmente non contengono glutine, come riso e mais, hanno meno fibra, sali minerali e vitamine rispetto ai tradizionali frumento, orzo, segale. Tuttavia ci sono anche i cosiddetti ‘pseudo cereali’, come l’amaranto, il grano saraceno e la quinoa che sono naturalmente privi di glutine e più ricchi di nutrienti rispetto al mais o riso. Bisogna quindi capire sempre cosa contengono i cibi”. Nello specifico il glutine come viene sostituito? “Non sono un tecnologo alimentare e quindi mi è difficile rispondere però è chiaro che la funzione del glutine, quella cioè di intrappolare l’aria e favorire la lievitazione nel pane come nella pizza; a seconda degli accorgimenti tecnologici adottati può non essere aggiunto nulla oppure sostanze, magari addensanti, come certe farine, senza glutine, o sostanze come la carragenina”.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/05/08/celiachia-il-gluten-free-fa-dimagrire-no-e-lesatto-contrario/22332/

Naturale, tradizionale, fatto a mano: tutte scritte che non significano niente. Le etichette ingannevoli per i consumatori sono colpa dei vuoti legislativi

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Naturale, tradizionale, fatto a mano: tutte scritte che non significano niente. Le etichette ingannevoli per i consumatori sono colpa dei vuoti legislativi

 

Capita spesso, girando per gli scaffali del supermercato, di trovare confezioni dall’aspetto affidabile che riportano scritte come “naturale”, “tradizionale” o “100% italiano”. Ma sono veritiere? Purtroppo in Italia non esistono leggi specifiche per  alcune definizioni, permettendo così alle aziende di descrivere i propri prodotti in maniera fin troppo generosa.

Nel dicembre 2013,  il Codacons  aveva segnalato che alcuni prodotti venduti da Eataly, Coop e Carrefour evidenziavano una elevata qualità sull’origine italiana e locale, ingannando i consumatori. Nel punto vendita Eataly di Roma, vicino al banco latticini era esposta la scritta “Latte, yogurt, latticini a Km zero. Gran bei prodotti abbiamo trovato qui in Lazio di Roma (…)“, mentre la maggior parte dei prodotti era stata prodotta e confezionata altrove: gli yogurt, ad esempio, in Trentino. Per quanto riguarda Coop, invece, il 60% delle etichette era incentrata sulle origini italiane, ma risultavano poco chiare e da parte del consumatore medio e in alcuni casi mancavano dei riferimenti espliciti circa la quantità e le percentuali dei vari ingredienti contenuti.

Ad esempio spesso sulle confezioni di pasta di semola di grano duro si trova il marchio “made in Italy” senza però alcuna indicazione dell’origine della materia prima. Stesse accuse per Carrefour, dove il Risotto Carrefour ai funghi porcini non riportava le percentuali degli ingredienti utilizzati. Inoltre sull’etichetta si leggeva che il preparato era stato controllato nelle varie fasi di produzione, senza specificare che erano autovalutazioni, non rilevanti a livello ufficiale.

Destreggiarsi tra rappresentazioni grafiche fuorvianti e claim lontani dalla realtà non è facile: di seguito una lista per non cadere in trappola.

Naturale

Tra tutti i termini che generano confusione, questo è forse l’esempio più lampante. La Food Standard Agency, l’agenzia alimentare britannica, ha emesso questa definizione: “… il prodotto contiene ingredienti naturali prodotti dalla natura, non dal lavoro dell’uomo o con il suo intervento. È scorretto usare il termine per descrivere alimenti o ingredienti per i quali sono state usate sostanze chimiche per cambiarne la composizione o comprendono i risultati di nuove tecnologie, tra i quali additivi e aromi che sono il prodotto dell’industria chimica o ottenuti da processi chimici.”

Il regolamento europeo ammette solo alcuni usi del termine. Lo si può utilizzare qualora si voglia sottolineare che la valenza nutrizionale di un prodotto deriva dalle caratteristiche intrinseche dell’alimento: quindi, è possibile riportare “naturalmente ricco di vitamina E” o “fonte naturale di omega3”, ad esempio. In riferimento agli aromi, indica l’origine della sostanza aromatizzante. Ad esempio, “aroma naturale di caffè” significa che almeno il 95% della sostanza che dà il sapore proviene dal caffè. Inoltre, si può utilizzare la dicitura “al naturale” per alimenti conservati a cui sono stati aggiunti solo acqua e sale, come il tonno. La legge prevede che anche le acque minerali possano essere definite “naturali”. Per il resto, rimane un vuoto legislativo, di cui gli esperti di marketing approfittano nel creare slogan accattivanti. Un esempio sono le Chips al Naturale di Simply Potato: patatine con il 50% di grassi in meno rispetto alle altre, ma pur sempre patatine fritte. Che, come dimostrano gli studi, non crescono nei campi.

Tradizionale

Un altro esempio di vuoto legislativo: questo termine fa leva sulla tipicità di certi alimenti ai quali sono stati aggiunti in realtà ingredienti extra. Come riporta l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, “vengono definiti PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali) i prodotti agroalimentari e agricoli destinati all’alimentazione umana, caratteristici di un territorio e legati alle produzioni tradizionali locali“. Sono caratterizzati da metodiche di lavorazione, conservazione, stagionatura consolidate in un dato territorio da almeno 25 anni. Tra questi troviamo i marchi di garanzia, come DOP, IGP, STG, DOCG, DOC, IGT. Questa legislatura, però, non pone limiti all’uso improprio del termine “tradizionale”. Un esempio è il Passato tradizionale Knorr, che tra gli ingredienti riporta olio di girasole, estratto di lievito e il latticello. Mentre i primi due difficilmente sono usati dalle nostre nonne per preparare una minestra, il secondo non è nemmeno conosciuto in Italia: come si legge su Wikipedia, è una bevanda popolare nell’Europa settentrionale e in alcuni Paesi asiatici.

100% italiano

Come riporta un’indagine del Mipaaf, per 8 italiani su 10 incide sull’acquisto che il prodotto sia fatto con materie prime italiane e sia trasformato in Italia. E spesso le aziende giocano sulla presentazione delle confezioni, con scritte o disegni che rimandano all’Italia mentre il contenuto di italiano ha forse solo la ricetta: è il fenomeno dell’Italian sounding, molto diffuso anche all’estero. Ad esempio, poche settimane fa avevamo parlato di un prodotto dolciario di una marca tedesca che riportava la scritta “Firenze” sulla confezione.

Artigianale

Ancora patatine: lo scorso febbraio l’Antitrust aveva sanzionato tre grandi marchi per “vanti di artigianalità che non corrispondevano alle caratteristiche reali di questi prodotti”, per l’appunto, industriali. Tra le altre cose, una circolare ministeriale del 2003 ribadisce che diciture come “produzione artigianale” non garantiscono una qualità organolettica, nutritiva o sanitaria superiore; afferma inoltre che un’altra dicitura analoga, cioè “lavorato a mano”, non aumenta la qualità del prodotto e che può essere indicata come garanzia sul metodo, solamente se sia possibile dimostrare l’esecuzione manuale di tutte le fasi del processo produttivo. Quindi, artigianale non vuol dire molto, e non sempre il prodotto proviene da un’impresa “artigiana” e non “industriale”, un esempio su tutti il gelato “artigianale“.

La sua presenza, però, può spesso portare un consumatore a credere di acquistare un prodotto qualitativamente superiore. Un esempio: la Piadina Artigianale all’olio extravergine di Oliva cotto e formaggio di Corte Parma proviene da un’impresa artigiana (o perlomeno lo lascia intendere) ma contiene olio di palma e di girasole, oltre a un generico “formaggio” che si suppone non sia il classico crescione romagnolo.

Le percentuali

Un capitolo a parte è dedicato alle percentuali degli ingredienti, che vanno sempre controllate per non lasciarsi convincere dagli slogan salutistici sbandierati sulle confezioni. Sono tanti i prodotti che sbandierano la presenza di ingredienti sani ma, leggendo con attenzione si può scoprire che sono in quantità ridicole oppure che gli altri ingredienti lasciano molto a desiderare in quanto a benessere. Un esempio sono quei prodotti “con olio extravergine d’oliva” che magari viene accompagnato dall’olio di palma. Un’amara sorpresa per il consumatore che si era fermato alle apparenze. Ci sono poi i succhi di frutta composti per lo più da acqua, zuccheri e aromi, come Santal Benessere con vitamina C Mix frutta al lampone. In quel 30% di succhi e puree di frutta, il lampone, l’ingrediente che dà il nome al prodotto, è solo un 8% del totale. Viene spontaneo chiedersi quanto benessere possa dare un succo di frutta con il 30% di frutta.

Il consumatore non deve mai fermarsi alle apparenze, soprattutto in presenza di queste diciture. Finché non verranno proposte delle leggi che ne limitino l’uso, fa fede solamente l’etichetta.

fonte: http://www.ilfattoalimentare.it/etichette-ingannevoli-vuoti-legislativi.html

Ecco la tecnica cinese chiamata “Feng Fu” – benefici incredibili con un semplice cubetto di ghiaccio!

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Ecco la tecnica cinese chiamata “Feng Fu” – benefici incredibili con un semplice cubetto di ghiaccio!

 

I cinesi non smettono mai di stupire al mondo con la loro antica (ma anche molto moderna) cultura di medicina naturale. La cultura occidentale pratica la medicina naturale da secoli, con risultati che lasciano a bocca aperta anche gli scienziati.
Una tecnica cinese chiamata “Feng Fu”, la quale trae origini dalla famosa agopuntura, si applica sull’omonimo punto localizzato al centro della parte posteriore del collo, come mostrato nell’immagine, e promette migliorare vari aspetti della tua vita quotidiana.
Per mettere in pratica questa tecnica, da seduto o disteso a pancia in giù, poggia un cubetto di ghiaccio nel punto Feng Fu. Mantieni il cubetto di ghiaccio per circa 20 minuti (puoi utilizzare una benda per tenere fermo il ghiaccio).
La tecnica del ghiaccio sulla nuca non è fastidiosa, se non forse per i primi 40 secondi, dopo i quali la sensazione di freddo iniziale sarà sostituita da una sensazione di calore che andrà direttamente al punto Feng Fu.
Questo trattamento va effettuato circa due volte al giorno, la prima al mattino, a digiuno e la seconda prima di andare a dormire. Una volta applicata la tecnica del ghiaccio sulla nuca, aspettare almeno due giorni prima di ripeterlo.
Benefici del ghiaccio sulla nuca
Migliore la qualità del sonno
Dà vitalità all’organismo
Rilassa i muscoli
Aiuta la digestione
Evita raffreddori e influenza
Allevia dolori (denti, testa, articolazioni)
Migliora condizioni respiratorie, cardiovascolari e intestinali
Può alleviare problemi di tiroide, artrite, ipertensione e asma.
Non applicare questo trattamento in caso di gravidanza, pacemaker, epilessia o schizofrenia.