La Merkel ha dimenticato quando l’Europa dimezzò i debiti di guerra alla Germania!

 

La Merkel ha dimenticato quando l’Europa dimezzò i debiti di guerra alla Germania!

«Scheitert Europa?», «L’Europa fallisce?» si chiede l’ex ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer nel suo libro, appena pubblicato, in Germania che è un durissimo atto di accusa contro le «politiche di euroegoismo» attuate dalla Cancelliera Angela Merkel e dal suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, la politica dell’«ognuno per sé», come la definisce l’ex leader dei verdi, politico-maratoneta, voce critica dell’attuale dirigenza tedesca.

Fischer scrive che è «sorprendente» che la Germania abbia dimenticato la storica Conferenza di Londra del 1953, quando l’Europa le cancellò buona parte dei debiti di guerra. «Senza quel regalo – scrive l’ex ministro tedesco nel suo libro – non avremmo riconquistato la credibilità e l’accesso ai mercati. La Germania non si sarebbe ripresa e non avremmo avuto il miracolo economico».

La cura di austerità imposta dalla coppia Merkel-Schaeuble, secondo l’ex ministro tedesco, è stata «devastante» perché ha imposto ai Paesi del Sud Europa «una deflazione dei salari e dei prezzi» impossibile da superare con il peso del rigore; «alla trappola della spirale dei debiti», che condanna questi Paesi a non uscire dalla crisi con il pretesto del risanamento dei conti. Fischer, in definitiva, accusa la Germania della signora Merkel e della sua grande coalizione di «euroegoismo» e di avere la memoria troppo corta. «Se la Bce non avesse seguito le decisioni di Draghi ma le obiezioni dei tedeschi a quest’ora l’euro non esisterebbe più. Il più grande pericolo per l’Europa – conclude il politico tedesco -attualmente è la Germania».

Ma cosa si decise alla Conferenza di Londra del 1953? La prima della classe Germania è andata in default due volte durante il Novecento (nel 1923 e, di fatto, nel secondo dopoguerra). In quella conferenza internazionale le sono stati condonati i debiti di due guerre mondiali per darle la possibilità di ripartire. Tra i Paesi che decisero allora di non esigere il conto c’era l’Italia di De Gasperi, padre fondatore dell’Europa, e anche la povera e malandata Grecia, che pure subì enormi danni durante la seconda guerra mondiale da parte delle truppe tedeschi alle sue infrastrutture stradali, portuali e ai suoi impianti produttivi.

L’ammontare del debito di guerra tedesco dopo il 1945 aveva raggiunto i 23 miliardi di dollari (di allora). Una cifra colossale che era pari al 100% del Pil tedesco. La Germania non avrebbe mai potuto pagare i debiti accumulati in due guerre. Guerre da essa stessa provocate. I sovietici pretesero e ottennero il pagamento dei danni di guerra fino all’ultimo centesimo. Mentre gli altri Paesi, europei e non, decisero di rinunciare a più di metà della somma dovuta da Berlino.

Il 24 agosto 1953 ventuno Paesi (Belgio, Canada, Ceylon, Danimarca, Grecia, Iran, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Pakistan, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Repubblica francese, Spagna, Stati Uniti d’America, Svezia, Svizzera, Unione Sudafricana e Jugoslavia), con un trattato firmato a Londra, le consentirono di dimezzare il debito del 50%, da 23 a 11,5 miliardi di dollari, dilazionato in 30 anni. In questo modo, la Germania poté evitare il default, che c’era di fatto.

L’altro 50% avrebbe dovuto essere rimborsato dopo l’eventuale riunificazione delle due Germanie. Ma nel 1990 l’allora cancelliere Helmut Kohl si oppose alla rinegoziazione dell’accordo che avrebbe procurato un terzo default alla Germania. Anche questa volta Italia e Grecia acconsentirono di non esigere il dovuto. Nell’ottobre 2010 la Germania ha finito di rimborsare i debiti imposti dal trattato del 1953 con il pagamento dell’ultimo debito per un importo di 69,9 milioni di euro. Senza l’accordo di Londra, la Germania avrebbe dovuto rimborsare debiti per altri 50 anni.

Il resto della storia è noto. E’ scritto nei sacrifici imposti dalla rigida posizione tedesca ai Paesi del Sud Europa che da anni combattono con una crisi che sembra senza fine. Fischer non ha dubbi. E punta il dito contro la sua connazionale Merkel: «Né Schmidt e né Kohl avrebbero reagito in modo così indeciso, voltandosi dall’altra parte come ha fatto la cancelliera. Avrebbero anzi approfittato della impasse causata dalla crisi per fare un altro passo avanti verso l’integrazione europea. La Merkel così distrugge l’Europa».

 

tratto da: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-10-14/la-merkel-ha-dimenticato-quando-l-europa-dimezzo-debiti-guerra-germania-151827.shtml?uuid=ABkKN62B

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L’allarme dell’OCSE: le tasse sono ‘raddoppiate’ in 50 anni…!

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L’allarme dell’OCSE: le tasse sono ‘raddoppiate’ in 50 anni…!

Italia al top G7 per incremento della pressione fiscale in 50 anni: secondo le ultime tabelle Ocse il gettito fiscale in rapporto al Pil è passato dal 24,7% del 1965 al 43,3% nel 2015, con un balzo dunque di oltre 18 punti percentuali.

Un dato interessante in termini di evoluzione della pressione e non in termini percentuali in sé, visto che ogni paese ha livelli di partenza e di arrivo diversi. Sul caso italiano inoltre incide poco l’ultimo dato sulla pressione fiscale per il 2016 diffuso dall’Istat al 42,9% (al 42,3 con la riclassificazione come bonus Irpef degli 80 euro in busta paga).

Tornando alla serie storica 1965-2015, dati alla mano, in base all’ultimo Revenue Statistics 2016 dell’Ocse, l’Italia nel 2015 con una pressione fiscale al 43,3 %, è risultata al secondo posto del G7 per gettito in rapporto al pil e al primo per incremento delle tasse in 50 anni, +18,6 punti percentuali. Al primo posto per pressione fiscale tra i Sette Grandi c’è la Francia al 45,5% nel 2015 dal 33,6% del 1965 (quindi con una crscita di quasi 12 punti percentuali).

In Canada il gettito in rapporto al pil si attesta al 31,9% rispetto al 25,2 del 1965 (circa 6 pp in più). Nel Regno Unito la pressione fiscale è sostanzialmente stabile da 50 anni: al 32,5% nel 2015 dal 29,3% (circa 3 pp in più). Stesso trend negli Usa al 26,4% nel 2015 dal 23,5% dell’era Johnson. In Giappone si passa dal 17,8% del ’65 al 32% del 2014 (ultimo dato disponibile) con circa 14 punti di incremento.

Allargando l’orizzonte al resto dell’Ue, ai primi posti per pressione fiscale in rapporto al pil troviamo la Danimarca al 46,6% nel 2015 con una crescita decisamente forte rispetto al 29% del 1965 (circa 17 pp in più). Tra gli altri, la Svezia si attesta al 43,3%, stesso livello dell’Italia, se non fosse che il paese nordico si contraddistingue per l’alto livello dei suoi servizi pubblici : e comunque l’incremento delle tasse è di ‘solì di 12 punti in 50 anni dal 31,4% del ’65.

In Belgio la pressione del fisco è stata al 44,8% nel 2015 dal 30,6 del ’65 (circa +14 pp dal 1965); in Finlandia al 44% dal 30% del 1965 (+14 pp circa); Austria al 43,5% dal 33,6%(+10 pp circa). Severo incremento della pressione fiscale in Spagna, che però passa da un livello molto basso nel 1965 al 14,3% al 33,8% nel 2015 (circa 19 pp di aumento). Rialzo significativo anche per il Portogallo (oltre 18 pp in 50 anni) dal 15,7% al 34,5% nel 2015. Ma va ricordato che il paese nel 2014 ha dovuto procedere ad una dolorosa stretta fiscale per accedere al piano di salvataggio Ue e scongiurare il default.

 

 

Fonte: qui